Introduzione
 


 

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Stato interno dell'Africa saheliana, già noto con il nome di Alto Volta, è stato ribattezzato con il nome attuale, che significa «Paese degli uomini incorrutibili», il 4 agosto 1984, anniversario del colpo di Stato realizzato l'anno precedente dal capitano Thomas Sankara.
Pura creazione coloniale, ritagliata al centro della grande ansa che il fiume Niger descrive volgendo il suo corso verso il golfo di Guinea, non ha mai avuto un'entità ben definita, e i suoi stessi confini nell'ambito dell'ex Africa Occidentale Francese furono tracciati in modo approssimativo. Di conseguenza, una volta ottenuta l'indipendenza (1960), l'Alto Volta e il Mali si disputarono la zona di confine di Agacher (che sembrava essere ricca di minerali) e combatterono addirittura una breve guerra nel 1985, l'unico conflitto africano in cui non ci fu alcuna ingerenza da parte degli Stati europei. Il contenzioso si concluse infine con una decisione della Corte internazionale di giustizia dell'Aia, che decise di dividere tra i contendenti il territorio.
Il territorio è prevalentemente costituito da un altopiano elevato 300-400 m, compreso nell'alto bacino del fiume Volta. I suoli lateritici e la lunga stagione arida, interrotta da giugno a ottobre da una breve stagione umida, originano un paesaggio vegetale dominato nella parte settentrionale (soggetta a una progressiva desertificazione) da una savana steppica, che diventa erbacea e alberata procedendo verso i confini meridionali. Quasi il 50% degli abitanti appartiene all'etnia dei Mossi, che vivono nella regione attorno alla capitale e sono culturalmente più evoluti, eredi di regni costituiti verso la fine del XV secolo: il regno di Wogodogo, dal quale prende nome la capitale odierna Ouagadougou, e il regno Yatenga. L'altra metà della popolazione è costituita da una sessantina di gruppi etnici (in prevalenza Peul, Mande, Lobi e Senufo).
La principale risorsa è l'agricoltura di sussistenza, organizzata con metodi tradizionali, e sempre sottoposta all'imprevedibilità del clima: il pascolo nomade eccessivo (e scarsamente produttivo) e le tecniche agricole primitive hanno provocato sensibili danni all'ecosistema, impoverendo ogni anno di più la popolazione. Il prodotto commerciale di gran lunga più importante (e la principale fonte di ricavo delle esportazioni: 36% del totale nel 1996) è il cotone, la cui coltivazione è stata intensificata nel quadro dei recenti piani di riassetto dell'economia del Paese.
Con un reddito pro capite di 230 dollari annui (1997), pari a circa un terzo di quello della confinante Costa d'Avorio, il Burkina Faso è uno dei Paesi più sfavoriti della Terra: la graduatoria mondiale in base all'indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite lo vede al 172° posto su 175 Stati (1997). La densità di popolazione (41 ab./kmq), elevata in rapporto alla scarsità di risorse naturali, costringe un gran numero di Burkinabé, i cittadini di questo Stato, a cercare lavoro all'estero, per lo più in Costa d'Avorio e nel Ghana. Le rimesse degli emigrati contribuiscono in modo sostanziale alla bilancia dei pagamenti, concorrendo a ripianare in parte il deficit cronico della bilancia commerciale del Paese.