Introduzione
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La sua configurazione attuale è il risultato della tardiva suddivisione della
parte centrale del continente effettuata dagli imperialismi francese e inglese.
I confini con i Paesi limitrofi sono generalmente poco conformi alla geografia
umana: la frontiera con il Camerun, a sud-ovest, suddivide tra i due Stati le
aree di pertinenza di gruppi etnici compatti (Massa, Moundang); a est la
frontiera con il Sudan spezza la coesione dell'etnia Zaghawa. Inoltre, a nord,
la frontiera con la Libia è oggetto di un'annosa controversia concernente la
striscia di Aozou, rivendicata dalla Libia con il pretesto che questo territorio
vasto 104 000 kmq era stato ceduto dalla Francia al governo italiano nel 1935
con un trattato, peraltro mai ratificato (e dunque nullo per il diritto
internazionale) in seguito all'entrata in guerra dell'Italia a fianco della
Germania.
Caratterizzato da una situazione geopolitica particolarmente complicata e da una
guerra civile endemica che né gli interventi militari né la diplomazia francese
sono mai riusciti a sedare, il Ciad vede la sua unità perennemente minacciata da
un'opposizione strutturale fra un Nord musulmano e un Sud animista e
parzialmente cristianizzato. La maggior parte delle popolazioni del Nord vive
nel massiccio del Tibesti, in pieno Sahara, e nelle steppe saheliane: si tratta
per lo più di tribù di pastori nomadi o seminomadi di antica islamizzazione, e
tradizionalmente inclini a guerreggiare. Fra il XII e il XIX secolo sulle zone
saheliane regnarono grandi imperi musulmani (Kanem, Ouaddaï, Baguirmi), le cui
aristocrazie fondavano il proprio potere sul commercio transahariano e sulla
tratta degli schiavi, a spese delle popolazioni nere e pagane del Sud. Più di
mezzo secolo di "pacificazione" francese non è riuscito a cancellare il rancore
e la paura dei Neri, nel cui immaginario resta ancora vivo il ricordo di quel
periodo. In seguito, i primi anni di indipendenza, vissuti dalle genti del Sud
come una rivincita sui loro ancestrali dominatori, non hanno fatto altro che
esasperare il contrasto.
Nel Sud del Paese, e in particolare nel cosiddetto "Ciad utile", che beneficia
di un buon potenziale agricolo grazie a una pluviometria sufficiente, si
concentra la popolazione nera, nella cui famiglia etnica più numerosa, quella
dei Sara, i Ciadiani del Nord hanno finito per identificare un insieme di una
decina di gruppi etnici del Sud, con lingue affini e forti legami culturali,
prevalentemente animisti, ma in buona misura convertiti al cristianesimo. I Sara
furono pronti a occupare il vuoto di potere lasciato dalla colonizzazione,
essendo stati più a contatto con i Francesi, e dopo l'indipendenza accedettero
alle posizioni chiave nell'amministrazione e nell'esercito.
È in questo complesso di circostanze che vanno ricercate le ragioni profonde
della contrapposizione, non contingente ma secolare, fra Nord e Sud, e quindi
della crisi del Ciad, una nazione dilaniata dal 1965 da una guerra civile che ha
visto dapprima soccombere i Sara, e in un secondo tempo fronteggiarsi due
fazioni armate del Nord, con l'intromissione della Libia, che nel 1983 sferrò
un'offensiva verso la capitale N'djamena, provocando l'intervento della Francia
e degli Stati Uniti.
L'avvenire si prospetta incerto in un Paese in cui i capi delle opposte fazioni
continuano ad anteporre il potere personale al processo democratico e al
perseguimento di pur vaghi obbiettivi di uno sviluppo economico che appare assai
problematico. Il settore agricolo domina tradizionalmente l'economia. Risorse di
petrolio di una certa consistenza sono state individuate nel 1993 nel bacino di
Doba, nel Sud del Paese; fra i governi del Ciad e del Camerun è stato firmato un
accordo nel 1995, che prevede la costruzione e la gestione di un oleodotto lungo
1050 km per trasportare il petrolio estratto fino al porto camerunese di Kribi.
Le poche iniziative industriali e commerciali, di scarsa consistenza, sono
localizzate a N'djamena e dintorni. Le comunicazioni con il mondo esterno sono
difficili, lente e costose, a causa della grande distanza dal mare (i centri di
una qualche importanza economica distano 1400-2800 km dalla costa). Non ci sono
linee ferroviarie e le strade percorribili in ogni stagione si riducono a pochi
tronchi.