Introduzione
 


 

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Già colonia francese, Stato indipendente dal 1960, la Repubblica del Ciad è situata nel cuore dell'Africa, in posizione di cerniera tra l'Africa bianca araba e l'Africa nera.
La sua configurazione attuale è il risultato della tardiva suddivisione della parte centrale del continente effettuata dagli imperialismi francese e inglese. I confini con i Paesi limitrofi sono generalmente poco conformi alla geografia umana: la frontiera con il Camerun, a sud-ovest, suddivide tra i due Stati le aree di pertinenza di gruppi etnici compatti (Massa, Moundang); a est la frontiera con il Sudan spezza la coesione dell'etnia Zaghawa. Inoltre, a nord, la frontiera con la Libia è oggetto di un'annosa controversia concernente la striscia di Aozou, rivendicata dalla Libia con il pretesto che questo territorio vasto 104 000 kmq era stato ceduto dalla Francia al governo italiano nel 1935 con un trattato, peraltro mai ratificato (e dunque nullo per il diritto internazionale) in seguito all'entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania.
Caratterizzato da una situazione geopolitica particolarmente complicata e da una guerra civile endemica che né gli interventi militari né la diplomazia francese sono mai riusciti a sedare, il Ciad vede la sua unità perennemente minacciata da un'opposizione strutturale fra un Nord musulmano e un Sud animista e parzialmente cristianizzato. La maggior parte delle popolazioni del Nord vive nel massiccio del Tibesti, in pieno Sahara, e nelle steppe saheliane: si tratta per lo più di tribù di pastori nomadi o seminomadi di antica islamizzazione, e tradizionalmente inclini a guerreggiare. Fra il XII e il XIX secolo sulle zone saheliane regnarono grandi imperi musulmani (Kanem, Ouaddaï, Baguirmi), le cui aristocrazie fondavano il proprio potere sul commercio transahariano e sulla tratta degli schiavi, a spese delle popolazioni nere e pagane del Sud. Più di mezzo secolo di "pacificazione" francese non è riuscito a cancellare il rancore e la paura dei Neri, nel cui immaginario resta ancora vivo il ricordo di quel periodo. In seguito, i primi anni di indipendenza, vissuti dalle genti del Sud come una rivincita sui loro ancestrali dominatori, non hanno fatto altro che esasperare il contrasto.
Nel Sud del Paese, e in particolare nel cosiddetto "Ciad utile", che beneficia di un buon potenziale agricolo grazie a una pluviometria sufficiente, si concentra la popolazione nera, nella cui famiglia etnica più numerosa, quella dei Sara, i Ciadiani del Nord hanno finito per identificare un insieme di una decina di gruppi etnici del Sud, con lingue affini e forti legami culturali, prevalentemente animisti, ma in buona misura convertiti al cristianesimo. I Sara furono pronti a occupare il vuoto di potere lasciato dalla colonizzazione, essendo stati più a contatto con i Francesi, e dopo l'indipendenza accedettero alle posizioni chiave nell'amministrazione e nell'esercito.
È in questo complesso di circostanze che vanno ricercate le ragioni profonde della contrapposizione, non contingente ma secolare, fra Nord e Sud, e quindi della crisi del Ciad, una nazione dilaniata dal 1965 da una guerra civile che ha visto dapprima soccombere i Sara, e in un secondo tempo fronteggiarsi due fazioni armate del Nord, con l'intromissione della Libia, che nel 1983 sferrò un'offensiva verso la capitale N'djamena, provocando l'intervento della Francia e degli Stati Uniti.
L'avvenire si prospetta incerto in un Paese in cui i capi delle opposte fazioni continuano ad anteporre il potere personale al processo democratico e al perseguimento di pur vaghi obbiettivi di uno sviluppo economico che appare assai problematico. Il settore agricolo domina tradizionalmente l'economia. Risorse di petrolio di una certa consistenza sono state individuate nel 1993 nel bacino di Doba, nel Sud del Paese; fra i governi del Ciad e del Camerun è stato firmato un accordo nel 1995, che prevede la costruzione e la gestione di un oleodotto lungo 1050 km per trasportare il petrolio estratto fino al porto camerunese di Kribi. Le poche iniziative industriali e commerciali, di scarsa consistenza, sono localizzate a N'djamena e dintorni. Le comunicazioni con il mondo esterno sono difficili, lente e costose, a causa della grande distanza dal mare (i centri di una qualche importanza economica distano 1400-2800 km dalla costa). Non ci sono linee ferroviarie e le strade percorribili in ogni stagione si riducono a pochi tronchi.