Introduzione
 

Forma di governo Repubblica
Superficie 1 113 882 kmq
Popolazione 62 600 000 abitanti (stima 2000) 55 ab./kmq
Capitale Addis Abeba
Divisione amministrativa 11 Stati-regioni federati
Unità monetaria Birr
Lingua ufficiale Amharico
Membro di ONU, OUA, associato UE


 

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Constatare la povertà dell'Etiopia, più ancora che quella di qualsiasi altro Paese africano, è probabilmente motivo di grande stupore, per un Italiano: quell'Etiopia (o "Abissinia" come si diceva allora) che per oltre mezzo secolo fu al centro dei programmi e dei tentativi coloniali italiani e che all'epoca venne descritta, dai viaggiatori tanto quanto dai ministri, come una terra ricca di risorse agricole, forestali, minerarie apparentemente senza fine, in attesa solo di essere valorizzate in maniera adeguata. La retorica e la propaganda, ovviamente, avevano una parte non piccola in quel genere di descrizioni: ma quelli furono gli ingredienti che finirono per creare l'immagine collettiva italiana dell'Etiopia e che contribuirono ad attrarre qualche centinaio di migliaia di "coloni" italiani durante il brevissimo periodo di occupazione effettiva dell'impero etiopico. Un'occupazione, del resto, troppo breve perché l'Italia e gli Italiani potessero correggere un'idea piuttosto ottimistica delle potenzialità del Paese, ma insieme troppo lunga perché l'Etiopia e gli Etiopici potessero pensare a rapporti profondamente amichevoli con quella lontana potenza europea, che per decenni li aveva accerchiati e, alla fine, assoggettati.
Così, da parte italiana, per molti l'Etiopia è rimasta una specie di inconfessabile "oggetto del desiderio" che non era stato possibile appagare davvero, e, insieme, la materializzazione di una serie di umilianti sconfitte; e, da parte etiopica, per moltissimi l'Italia è rimasta il Paese perennemente aggressore, l'occupante violento e razzista. Atteggiamenti, entrambi, fortunatamente sempre meno motivati con l'andar del tempo, come è ovvio, ma pure tanto radicati da rendere ancora oltremodo imbarazzati i rapporti tra i due Paesi e perfino tra i rispettivi cittadini.
In un quadro del genere, gli eventi che negli ultimi decenni hanno investito l'Etiopia ­ la caduta di Hailè Selassiè e la nascita del regime di Menghistu, la guerra dell'Ogaden, la serie di durissime carestie, la sconfitta del regime militare, l'indipendenza dell'Eritrea e, infine, la "strana" guerra di confine con quest'ultima ­ hanno, a dir poco, lasciato perplessi molti Italiani. A colpire è stata forse, più di tutto, la "scoperta" che questo grande Paese, con una popolazione ormai più numerosa di quella italiana, appare nei fatti poverissimo, non sembra in grado di soddisfare i bisogni elementari dei suoi abitanti, ma, al tempo stesso, spende in armamenti assai più di quanto basterebbe per sfamare la popolazione, persegue una politica di potenza regionale, si sforza di mantenersi al centro delle dinamiche diplomatiche che interessano il Corno d'Africa.
Una situazione contraddittoria, sicuramente, e che forse appare ancora più contraddittoria agli occhi degli Italiani per quanto si è ricordato. Ma che si può almeno in parte spiegare ricorrendo alla storia più che millenaria dello Stato etiopico, al frazionamento etnico in decine di popolazioni reciprocamente estranee, alla scarsa omogeneità territoriale, all'incidenza determinante degli schieramenti religiosi, ai complessi rapporti con i popoli vicini. Questi stessi motivi, che oggi sembrano alla base della sconvolgente povertà del Paese, sono però anche alla base del suo successo come antico Stato unitario, che ­ sostanzialmente il solo in Africa ­ è riuscito a resistere alla colonizzazione, si è dato una struttura organica, ha svolto un ruolo territoriale di rilievo in tutta la regione, ha sviluppato una tradizione politica e culturale propria; ma è rimasto, fino ad anni recentissimi, uno Stato africano, uno Stato "tradizionale" che non si è voluto o potuto trasformare compiutamente in Stato "moderno" (cioè di tipo occidentale), benché abbia ricercato e ricerchi tuttora un suo profilo, interno e internazionale, analogo a quello degli Stati "moderni". È la stessa contraddizione, in fondo, che riguarda praticamente tutti gli Stati africani: e se nel caso dell'Etiopia ci può colpire di più è, appunto, perché sentiamo che le vicende di questo Paese ci toccano più da vicino.
Se non fossero state le guerre, interne ed esterne, e con esse la necessità di dissanguarsi nell'acquisto delle armi e l'obbligo di schierarsi con l'uno o con l'altro dei blocchi mondiali, anche l'Etiopia avrebbe potuto imboccare da tempo la via dello sviluppo. Le sue risorse, benché un tempo enfatizzate oltre la reale consistenza, sono tuttavia rilevanti e l'organizzazione politico-territoriale del Paese avrebbe potuto essere potenziata senza eccessive difficoltà. Ma non fossero state le guerre, quelle interne come quelle esterne, è possibile che l'Etiopia non esisterebbe più come Stato, e forse da molti decenni. È questa la situazione disperante di quasi tutta l'Africa, a ben vedere, e non della sola Etiopia: una delle conseguenze peggiori, d'altra parte, della colonizzazione (non di quella italiana in particolare, ma del processo coloniale in genere), insieme con la dipendenza da una o pochissime produzioni ­ nel caso dell'Etiopia, il caffè ­ i cui prezzi oscillano paurosamente e mantengono gli Stati produttori in una perenne incertezza e quindi anche nella necessità di ricorrere periodicamente agli aiuti esteri (vale a dire all'indebitamento nei confronti dei Paesi più sviluppati).
Il distacco consensuale dell'Eritrea dall'Etiopia, nel 1993, e i buoni rapporti instaurati fra i due Paesi avevano suscitato negli osservatori speranze che sembrano andate in pezzi appena pochi anni dopo, per motivi che possono apparire tanto oscuri quanto irrilevanti, ma che sono stati sufficienti a far tramontare la possibilità di un rapporto di collaborazione che sarebbe vitale per entrambi i Paesi. Così, anche la riforma in senso federale dello Stato etiopico, osservata dall'esterno con grande attenzione, sembra essersi risolta in un nulla di concreto, un'alchimia formale per conservare tutto immutato o quasi.
Le difficoltà dell'Africa, va ripetuto, si rispecchiano tutte nel caso etiopico; ed è improponibile che l'Etiopia ­ o l'Africa ­ sia costretta a risolverle da sé, sia lasciata da sola a fronteggiarle.