Introduzione
 

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Paese per eccellenza continentale, situato nell'Africa occidentale, in una posizione di cerniera tra il Sahara e la regione sudano-guineana, a una distanza stradale di circa 100 km dalle sponde oceaniche, il Mali ha costituito nei secoli l'area africana più densa di etnie e di ceppi linguistici, un luogo nevralgico di popolazioni nomadi e sedentarie, di relazioni economiche e culturali, di contatti umani lungo le vie desertiche e fluviali.
La denominazione riprende quella del più prestigioso tra gli imperi che si sono avvicendati in epoca storica nell'area compresa tra i fiumi Senegal e Niger. Questa formazione politica, che raggiunse l'apogeo nel XIV secolo, prima di essere assorbita dall'impero Songhai, fondava la sua ricchezza sul commercio transahariano: i mercanti arabi e berberi venivano a procurarsi l'oro, in cambio di merci del mondo mediterraneo. Fu in quest'epoca che le citta saheliane (Tombouctou, Djenné, Gao) conobbero il momento di massimo splendore. Tombouctou, ormai città in letargo, semisepolta dalle sabbie del Sahara che avanzano inesorabilmente verso sud, fu un centro spirituale e intellettuale paragonabile a quelli più famosi del nostro Rinascimento, sede di un'università coranica conosciuta in tutto il mondo arabo.
Il Mali è un Paese di grandi contrasti ecologici e umani. Include a nord un vasto tratto del deserto del Sahara, che, a sud dell'isoieta di 200 mm annui, trapassa insensibilmente nel Sahel (nome che in arabo significa "riva", cioè territorio che si affaccia sul deserto), caratterizzato da una lunghissima stagione arida, e con precipitazioni scarse, concentrate in due-tre mesi estivi. Verso sud, succede al Sahel l'area sudanese, più piovosa, dove la stagione secca dura mediamente sette-otto mesi.
La parte sahariana, pressoché disabitata, è il dominio di popolazioni berbere: Mauri e soprattutto Tuaregh, etnia che tradizionalmente pratica l'allevamento nomade. I Tuaregh, che costituiscono il 7,3% della popolazione complessiva del Mali, non hanno mai accettato il dominio delle popolazioni sudanesi dopo l'indipendenza, e sono in permanente rivolta contro il potere centrale di Bamako.
Ma è nel Sud del Paese, il "Mali utile" in termini di potenzialità agricole, che si concentra il 90% della popolazione, costituita da neri sedentari appartenenti al gruppo di popoli sudanesi di lingua mande (mandingo). L'etnia maggioritaria (32%) è costituita dai Bambara, il cui idioma tende a diventare la lingua veicolare del Mali. I pastori seminomadi Peul, o Fulbe, (17%) vivono disseminati nei bassipiani centrali, mentre i Dogon (4%), l'etnia più ricca di cultura tradizionale, vivono nella regione di confine con il Burkina Faso, in villaggi in parte abbarbicati sulla falesia di Bandiagara, una spettacolare e ripida parete rocciosa di origine tettonica, alta in media 300 metri e lunga diverse decine di chilometri. I Dogon sono dediti all'agricoltura, come i Songhai (6%) e i Senufo (12%). Pescatori sono invece i gruppi minori Bozo e Somono.
La popolazione è ancora prevalentemente legata a una poverissima agricoltura di sussistenza. La percentuale di terre adibite a coltivazione permanente è molto esigua (2% del totale) e la produttività dell'agricoltura è scarsa, per le difficili condizioni climatiche e per le tecniche arretrate che tendono a impoverire il suolo. Una regione particolarmente fertile è costituita dal delta interno del fiume Niger, un'area pianeggiante vasta circa 30 000 kmq, nel cuore del Sahel, nella quale il grande fiume si divide in molteplici bracci, e che le portate di piena trasformano stagionalmente in un'immensa palude. Qui i Francesi avevano dato vita, già nel 1932, al distretto irriguo dell'Office du Niger, un ambizioso progetto di controllo delle acque il cui obiettivo inizialmente era la produzione di cotone.
Dopo l'indipendenza, il perimetro irriguo fu riconvertito alle colture alimentari, ma le speranze di riscatto che lo Stato riponeva su quest'iniziativa sono andate deluse, a causa di perduranti errori tecnico-gestionali. Il cotone, prodotto nel Sud del Paese da cooperative di villaggio, rimane la coltura commerciale più redditizia: la produzione ha avuto un'impennata nella seconda metà degli anni Novanta, per effetto della svalutazione del franco CFA, che ha reso questa coltivazione più remunerativa per gli agricoltori, in una fase di prezzi di mercato elevati a livello internazionale. Il Sahel maliano è stato duramente colpito dalla siccità che ha imperversato dalla fine degli anni Sessanta fino al 1986, inasprendo il conflitto tra coltivatori e allevatori, che si contendono gli spazi rivieraschi del fiume Niger, e aggravando i problemi di ordine interno e di instabilità politica, di gravi carenze alimentari, di incontrollata crescita urbana e di cronica dipendenza dagli aiuti esteri.
Le attività industriali, destinate per lo più a soddisfare la domanda locale, sono concentrate a Bamako, e consistono essenzialmente nella lavorazione di prodotti agricoli e nella manifattura di beni di consumo. Sono state individuate risorse minerarie (giacimenti di bauxite, rame, minerali di ferro e cromo di una certa consistenza), ma le difficoltà di trasporto ne hanno finora impedito lo sfruttamento. Si sta intensificando invece l'estrazione di oro (18 500 kg esportati nel 1997) nella regione di Kayes, avvantaggiata dai bassi costi di produzione.
Il Mali, dopo un periodo di adesione all'ideologia marxista (e di aiuti da parte della Cina popolare e dell'Unione Sovietica) e di allontanamento dalla Francia, nel 1984 è rientrato nella Comunità franco-africana, e ha riadottato il franco CFA, ottenendo aiuti e finanziamenti dalla Francia e dalla Banca Europea.
L'isolamento ostacola lo sviluppo: privo di sbocco al mare, il Mali dipende per i collegamenti con l'esterno dalla ferrovia Bamako-Dakar (1286 km), costruita nel 1924, lenta e ridotta in pessimo stato, e manca di adeguate vie di comunicazione all'interno (la rete stradale moderna si limita all'arteria Bamako-Gao, con diramazioni per Sikasso e la Costa d'Avorio).
Per effetto di una povertà che una crescita demografica maggiore del 3% all'anno non fa che aggravare, il Mali è una terra di emigrazione, che dà vita a importanti flussi di emigranti, controllati o clandestini, diretti prevalentemente verso la Francia: numerosi villaggi del Sahel maliano sopravvivono grazie alle rimesse degli emigrati.