Introduzione
 

Clicca sulla cartina per l'ingrandimento

I l Niger, indipendente dal 1960, è una delle entità politiche più artificiali prodotte dalla storia coloniale, come si può desumere dall'andamento, per lunghi tratti rettilineo, dei suoi confini, fissati dalla Francia quando si trattò di definire l'articolazione interna del vasto insieme di possedimenti coloniali noto come Africa Occidentale Francese. Il territorio è per tre quarti desertico; più di nove abitanti su dieci vivono nell'esigua fascia situata al margine meridionale del deserto del Sahara, a sud del 16° parallelo, dove le precipitazioni medie di 350-400 mm annui segnano il limite dell'agricoltura possibile senza irrigazione. La maggiore densità di popolazione si riscontra nell'estrema regione sud-occidentale del Paese, attraversata dal fiume Niger, dove si trova la capitale Niamey.
Il Niger è stato duramente condizionato dalle siccità che hanno colpito il Sahel a partire dalla fine degli anni Sessanta, e con particolare gravità nel 1973 e nel 1984-1985. Anche se, dal 1986 in poi, le precipitazioni sono tornate ai valori normali, resta elevata la probabilità che questa fascia marginale del deserto, dove i deficit pluviometrici sono un fenomeno ricorrente, venga in futuro colpita da anomalie climatiche che potrebbero avere conseguenze ancora più drammatiche. In effetti la forte pressione demografica induce i coltivatori, quando le precipitazioni abbondano per più anni consecutivi, a spostare sconsideratamente verso nord il limite delle terre coltivate, restringendo lo spazio a disposizione degli allevatori nomadi. L'allevamento del bestiame costituisce l'attività più importante nel settore dell'economia tradizionale, concorrendo a formare il 15% del valore del prodotto interno lordo del Niger, e rappresentando, in termini di apporto di valuta straniera, la seconda più importante voce delle esportazioni, dopo l'uranio. Ma le disastrose siccità degli anni Settanta e Ottanta hanno provocato una drastica riduzione della consistenza del patrimonio animale, in parte sterminato dalla fame e in parte trasferito in Paesi confinanti. Il dramma della siccità, oltre a far risorgere l'atavico conflitto per il controllo delle terre fra coltivatori e allevatori, ha evidenziato che il Sahel è un ambiente ecologicamente fragile, incapace di sopportare un'eccessiva pressione antropica. Prospettiva particolarmente inquietante per un Paese come il Niger, che vede crescere la sua popolazione ad un tasso annuo del 3%.
Dal punto di vista etnico-demografico, il Niger si presenta come uno spazio tripolare, occupato al centro e a est dagli Haussa (54% della popolazione totale), a ovest dai Djerma (24%) e a nord dai Tuaregh (3%). Gli Haussa costituiscono circa la metà della popolazione del Niger, ma la maggior parte degli appartenenti a questa etnia vive in Nigeria, dove si trova il nucleo storico del loro territorio. Anche se questo è ora suddiviso tra i due Stati, per effetto di accordi franco-britannici risalenti al 1906, gli Haussa residenti da una parte e dall'altra della frontiera intrattengono intensi rapporti commerciali, in larga misura basati sul contrabbando, sui quali hanno costruito la loro fortuna i grandi commercianti di Zinder e Maradi. I Djerma, abitanti nella regione circostante la capitale Niamey, occupano una posizione privilegiata, in quell'area che l'amministrazione coloniale considerava il "Niger utile". Se gli Haussa sono i detentori incontrastati del potere economico, i Djerma (Germa), formatisi alla scuola e al contatto dei colonizzatori, occupano tradizionalmente le principali cariche dell'amministrazione e dell'esercito, benché il loro gruppo sia minoritario. Il gruppo Tuaregh, infine, è in gran parte costituito da fiere popolazioni nomadi che non si rassegnano al loro declino e alla marginalizzazione economica. In anni recenti la brutale repressione da parte dell'esercito nazionale delle loro rivendicazioni di autonomia ha innescato una forte tensione, tanto da far temere una vera e propria guerra civile.
Il Niger, isolato e sprovvisto di vie di comunicazioni moderne, e praticamente privo di risorse esportabili, è fra i Paesi già appartenenti all'Africa Occidentale Francese quello che versa in una situazione più critica. Nel corso degli anni Settanta sembrava che la spirale del sottosviluppo potesse essere interrotta facendo leva sullo sfruttamento delle miniere di uranio di Arlit. Secondo produttore africano di uranio, il Niger ha beneficiato di consistenti introiti fino a quando la penuria di petrolio e i programmi nucleari hanno concorso a mantenere alto il prezzo di mercato dell'uranio, e cioè fino all'inizio degli anni Ottanta. In seguito, la rendita mineraria si è progressivamente assottigliata, e non consente più di far fronte alle spese di uno Stato le cui prospettive di sopravvivenza economica dipendono ormai in larga misura dall'esito delle trattative sulla riduzione del suo debito estero nonché dagli aiuti internazionali.