Introduzione
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Il Niger è stato duramente condizionato dalle siccità che hanno colpito il Sahel
a partire dalla fine degli anni Sessanta, e con particolare gravità nel 1973 e
nel 1984-1985. Anche se, dal 1986 in poi, le precipitazioni sono tornate ai
valori normali, resta elevata la probabilità che questa fascia marginale del
deserto, dove i deficit pluviometrici sono un fenomeno ricorrente, venga in
futuro colpita da anomalie climatiche che potrebbero avere conseguenze ancora
più drammatiche. In effetti la forte pressione demografica induce i coltivatori,
quando le precipitazioni abbondano per più anni consecutivi, a spostare
sconsideratamente verso nord il limite delle terre coltivate, restringendo lo
spazio a disposizione degli allevatori nomadi. L'allevamento del bestiame
costituisce l'attività più importante nel settore dell'economia tradizionale,
concorrendo a formare il 15% del valore del prodotto interno lordo del Niger, e
rappresentando, in termini di apporto di valuta straniera, la seconda più
importante voce delle esportazioni, dopo l'uranio. Ma le disastrose siccità
degli anni Settanta e Ottanta hanno provocato una drastica riduzione della
consistenza del patrimonio animale, in parte sterminato dalla fame e in parte
trasferito in Paesi confinanti. Il dramma della siccità, oltre a far risorgere
l'atavico conflitto per il controllo delle terre fra coltivatori e allevatori,
ha evidenziato che il Sahel è un ambiente ecologicamente fragile, incapace di
sopportare un'eccessiva pressione antropica. Prospettiva particolarmente
inquietante per un Paese come il Niger, che vede crescere la sua popolazione ad
un tasso annuo del 3%.
Dal punto di vista etnico-demografico, il Niger si presenta come uno spazio
tripolare, occupato al centro e a est dagli Haussa (54% della popolazione
totale), a ovest dai Djerma (24%) e a nord dai Tuaregh (3%). Gli Haussa
costituiscono circa la metà della popolazione del Niger, ma la maggior parte
degli appartenenti a questa etnia vive in Nigeria, dove si trova il nucleo
storico del loro territorio. Anche se questo è ora suddiviso tra i due Stati,
per effetto di accordi franco-britannici risalenti al 1906, gli Haussa residenti
da una parte e dall'altra della frontiera intrattengono intensi rapporti
commerciali, in larga misura basati sul contrabbando, sui quali hanno costruito
la loro fortuna i grandi commercianti di Zinder e Maradi. I Djerma, abitanti
nella regione circostante la capitale Niamey, occupano una posizione
privilegiata, in quell'area che l'amministrazione coloniale considerava il
"Niger utile". Se gli Haussa sono i detentori incontrastati del potere
economico, i Djerma (Germa), formatisi alla scuola e al contatto dei
colonizzatori, occupano tradizionalmente le principali cariche
dell'amministrazione e dell'esercito, benché il loro gruppo sia minoritario. Il
gruppo Tuaregh, infine, è in gran parte costituito da fiere popolazioni nomadi
che non si rassegnano al loro declino e alla marginalizzazione economica. In
anni recenti la brutale repressione da parte dell'esercito nazionale delle loro
rivendicazioni di autonomia ha innescato una forte tensione, tanto da far temere
una vera e propria guerra civile.
Il Niger, isolato e sprovvisto di vie di comunicazioni moderne, e praticamente
privo di risorse esportabili, è fra i Paesi già appartenenti all'Africa
Occidentale Francese quello che versa in una situazione più critica. Nel corso
degli anni Settanta sembrava che la spirale del sottosviluppo potesse essere
interrotta facendo leva sullo sfruttamento delle miniere di uranio di Arlit.
Secondo produttore africano di uranio, il Niger ha beneficiato di consistenti
introiti fino a quando la penuria di petrolio e i programmi nucleari hanno
concorso a mantenere alto il prezzo di mercato dell'uranio, e cioè fino
all'inizio degli anni Ottanta. In seguito, la rendita mineraria si è
progressivamente assottigliata, e non consente più di far fronte alle spese di
uno Stato le cui prospettive di sopravvivenza economica dipendono ormai in larga
misura dall'esito delle trattative sulla riduzione del suo debito estero nonché
dagli aiuti internazionali.