Introduzione
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Pur senza essere maggioritario, il gruppo etnico Wolof (43% della popolazione)
occupa una posizione preminente: la sua lingua è diventata una "lingua franca"
per i tre quarti degli abitanti della nazione; il francese resta tuttavia la
lingua ufficiale. I Wolof sono di religione musulmana, come il 92% dei
Senegalesi. Il cristianesimo ha fatto proseliti solo tra le etnie Serer,
nell'entroterra di Dakar, e Diola, nella Casamance. Quest'esigua minoranza
religiosa (2% della popolazione del Paese) ha tuttavia avuto il privilegio di
ricevere una visita del papa nel 1992, resa possibile da una certa tolleranza
dell'Islām senegalese, immune dall'influenza dell'attivismo integralista.
L'agricoltura rappresenta il settore portante dell'economia del Paese, ma il suo
potenziale produttivo è stato eroso da ricorrenti gravi episodi di siccità e
dalla graduale desertificazione di vaste estensioni di territorio. La crisi
delle attività agricolo-pastorali si è tradotta in un progressivo esodo dalle
campagne; attualmente la popolazione urbana, che tende a concentrarsi nella
sovraffollata area di Dakar, ammonta al 44% di quella complessiva. Le
popolazioni contadine sono tradizionalmente stanziate nella valle del Senegal e
nella parte occidentale del Paese, dove la vicinanza all'oceano Atlantico mitiga
le punte estreme di caldo che sarebbero proprie di questa latitudine (Dakar: 14°
38' N). Le regioni dell'interno sono state da tempo abbandonate all'allevamento
estensivo, praticato dai pastori Peul. Tuttavia, fin dai primi anni del
Novecento, la ricerca di nuove terre per espandere la coltivazione dell'arachide
ha provocato la formazione di un vero e proprio fronte pioniero, alla cui
avanzata hanno particolarmente contribuito i contadini Wolof. Ma attualmente la
superficie destinata alle arachidi tende a contrarsi, per effetto della politica
governativa che cerca di ridurre la dipendenza dalle arachidi, diversificando le
colture commerciali e riservando maggiore spazio alle colture alimentari per il
fabbisogno interno. Il perseguimento dell'autosufficienza alimentare viene
considerato un obiettivo prioritario. A questo scopo sono stati realizzati
molteplici progetti per estendere la risicoltura irrigua, con il supporto
tecnico e finanziario di vari Paesi stranieri, la maggior parte dei quali non ha
però dato i risultati sperati. Il completamento (1988) della grande diga di
Manantali, sul fiume Senegal, in territorio maliano, dovrebbe comportare la
disponibilità di 240 000 ha di nuove terre irrigue in Senegal, nell'arco dei
prossimi 25 anni. Tuttavia non sono mancate le critiche all'impatto immediato
che questa ed altre grandi opere di ingegneria hanno sui metodi agricoli
tradizionali, basati sulla ricorrenza delle piene annuali del fiume.
I tentativi di diversificare, mediante lo sviluppo della pesca e del turismo,
un'economia tradizionalmente sottomessa alla monocoltura dell'arachide non sono
riusciti ad alleggerire le finanze dello Stato dal peso di un considerevole
indebitamento con l'estero, contratto per far fronte alla spesa statale e ai
costi di gestione delle numerose imprese pubbliche, ora in via di
privatizzazione, nel quadro di piani di aggiustamento strutturale imposti dalle
istituzioni finanziarie mondiali. D'altra parte il Senegal ha beneficiato in
misura particolarmente consistente degli aiuti internazionali, in ragione della
sua buona reputazione internazionale e della sua posizione strategica. Il
Senegal può inoltre contare sulla risorsa complementare rappresentata dalle
rimesse degli emigrati in Francia e in altri Paesi africani. Pur mantenendo
alcuni vantaggi economici derivanti dalla sua posizione di preminenza
nell'Africa Occidentale Francese nel periodo antecedente all'indipendenza,
l'economia senegalese appare scarsamente competitiva in quasi tutti i settori
produttivi, e rimane fortemente dipendente dall'assistenza finanziaria
straniera.
Oltre alle persistenti difficoltà economiche il Paese deve far fronte ad altri
due gravi problemi: le tensioni alla frontiera mauritana e la crisi della
Casamance. Nelle aree di confine con la Mauritania sanguinosi conflitti
interetnici sono scoppiati nel 1988, a causa dell'incertezza del tracciato della
linea di confine, e delle trasformazioni fondiarie conseguenti ai grandi lavori
di sistemazione idraulica e di valorizzazione irrigua della valle del Senegal.
La regione periferica della Casamance è a sua volta diventata una zona di
conflitto esplosivo da quando il gruppo etnico Diola (meno del 4% della
popolazione complessiva) ha cominciato a rivendicare, con il sostegno di gruppi
armati basati in Guinea-Bissau, il riconoscimento della propria identità e la
concessione di qualche forma di autonomia.