Introduzione
 

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La configurazione della Repubblica del Senegal, lo Stato più occidentale dell'Africa, è il risultato di quattro secoli di una storia coloniale dominata dall'azione della Francia, che già nella seconda metà del XVII secolo installò dei comptoirs a Saint Louis e nell'isola di Gorée (Gorea). In seguito la città di Dakar, fondata nel 1857, divenne il punto di partenza della conquista coloniale dell'Africa occidentale. A nord e a est i confini del Senegal sono segnati dal corso inferiore e medio del fiume che dà nome alla nazione: una frontiera "naturale", che inglobò nella colonia gli antichi regni Wolof e Serer. A sud il tracciato del confine è il risultato di una lunga trattativa con i Portoghesi, che avevano occupato la regione costiera della Guinea, con capoluogo Bissau. Il Senegal risente negativamente di una vistosa discontinuità territoriale: la Gambia ­ ex colonia britannica ­, una sottile striscia di terra estesa lungo le due sponde dell'omonimo fiume, si incunea profondamente nel suo territorio, dividendo la Casamance, abitata dall'etnia separatista dei Diola, dal resto del Paese. Nel 1981 Senegal e Gambia si accordarono per costituire una federazione della Senegambia, che però si sciolse nel 1989. Prescindendo dalla Casamance, umida e boscosa, posta al limite settentrionale della fascia a clima monsonico, lo spazio senegalese si suddivide tra l'area saheliana e quella sudanese. Il territorio è costituito prevalentemente da monotone pianure, orlate a est e a sud-est da rilievi montuosi, e solcate nelle parte centrale (deserto del Ferlo) da valli relitte, le quali furono incise da fiumi oggi scomparsi, in un'epoca assai più umida di quella attuale.
Pur senza essere maggioritario, il gruppo etnico Wolof (43% della popolazione) occupa una posizione preminente: la sua lingua è diventata una "lingua franca" per i tre quarti degli abitanti della nazione; il francese resta tuttavia la lingua ufficiale. I Wolof sono di religione musulmana, come il 92% dei Senegalesi. Il cristianesimo ha fatto proseliti solo tra le etnie Serer, nell'entroterra di Dakar, e Diola, nella Casamance. Quest'esigua minoranza religiosa (2% della popolazione del Paese) ha tuttavia avuto il privilegio di ricevere una visita del papa nel 1992, resa possibile da una certa tolleranza dell'Islām senegalese, immune dall'influenza dell'attivismo integralista.
L'agricoltura rappresenta il settore portante dell'economia del Paese, ma il suo potenziale produttivo è stato eroso da ricorrenti gravi episodi di siccità e dalla graduale desertificazione di vaste estensioni di territorio. La crisi delle attività agricolo-pastorali si è tradotta in un progressivo esodo dalle campagne; attualmente la popolazione urbana, che tende a concentrarsi nella sovraffollata area di Dakar, ammonta al 44% di quella complessiva. Le popolazioni contadine sono tradizionalmente stanziate nella valle del Senegal e nella parte occidentale del Paese, dove la vicinanza all'oceano Atlantico mitiga le punte estreme di caldo che sarebbero proprie di questa latitudine (Dakar: 14° 38' N). Le regioni dell'interno sono state da tempo abbandonate all'allevamento estensivo, praticato dai pastori Peul. Tuttavia, fin dai primi anni del Novecento, la ricerca di nuove terre per espandere la coltivazione dell'arachide ha provocato la formazione di un vero e proprio fronte pioniero, alla cui avanzata hanno particolarmente contribuito i contadini Wolof. Ma attualmente la superficie destinata alle arachidi tende a contrarsi, per effetto della politica governativa che cerca di ridurre la dipendenza dalle arachidi, diversificando le colture commerciali e riservando maggiore spazio alle colture alimentari per il fabbisogno interno. Il perseguimento dell'autosufficienza alimentare viene considerato un obiettivo prioritario. A questo scopo sono stati realizzati molteplici progetti per estendere la risicoltura irrigua, con il supporto tecnico e finanziario di vari Paesi stranieri, la maggior parte dei quali non ha però dato i risultati sperati. Il completamento (1988) della grande diga di Manantali, sul fiume Senegal, in territorio maliano, dovrebbe comportare la disponibilità di 240 000 ha di nuove terre irrigue in Senegal, nell'arco dei prossimi 25 anni. Tuttavia non sono mancate le critiche all'impatto immediato che questa ed altre grandi opere di ingegneria hanno sui metodi agricoli tradizionali, basati sulla ricorrenza delle piene annuali del fiume.
I tentativi di diversificare, mediante lo sviluppo della pesca e del turismo, un'economia tradizionalmente sottomessa alla monocoltura dell'arachide non sono riusciti ad alleggerire le finanze dello Stato dal peso di un considerevole indebitamento con l'estero, contratto per far fronte alla spesa statale e ai costi di gestione delle numerose imprese pubbliche, ora in via di privatizzazione, nel quadro di piani di aggiustamento strutturale imposti dalle istituzioni finanziarie mondiali. D'altra parte il Senegal ha beneficiato in misura particolarmente consistente degli aiuti internazionali, in ragione della sua buona reputazione internazionale e della sua posizione strategica. Il Senegal può inoltre contare sulla risorsa complementare rappresentata dalle rimesse degli emigrati in Francia e in altri Paesi africani. Pur mantenendo alcuni vantaggi economici derivanti dalla sua posizione di preminenza nell'Africa Occidentale Francese nel periodo antecedente all'indipendenza, l'economia senegalese appare scarsamente competitiva in quasi tutti i settori produttivi, e rimane fortemente dipendente dall'assistenza finanziaria straniera.
Oltre alle persistenti difficoltà economiche il Paese deve far fronte ad altri due gravi problemi: le tensioni alla frontiera mauritana e la crisi della Casamance. Nelle aree di confine con la Mauritania sanguinosi conflitti interetnici sono scoppiati nel 1988, a causa dell'incertezza del tracciato della linea di confine, e delle trasformazioni fondiarie conseguenti ai grandi lavori di sistemazione idraulica e di valorizzazione irrigua della valle del Senegal. La regione periferica della Casamance è a sua volta diventata una zona di conflitto esplosivo da quando il gruppo etnico Diola (meno del 4% della popolazione complessiva) ha cominciato a rivendicare, con il sostegno di gruppi armati basati in Guinea-Bissau, il riconoscimento della propria identità e la concessione di qualche forma di autonomia.