Introduzione
| Forma di governo | Repubblica |
| Superficie | 2 503 890 kmq |
| Popolazione | 28 900 000 abitanti (stima 1999) 11 ab./kmq |
| Capitale | Khartoum |
| Divisione amministrativa | 26 Stati federali |
| Unità monetaria | Dinaro sudanese |
| Lingua ufficiale | Arabo |
| Membro di | Lega Araba, OCI, ONU e OUA, associato UE |
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Per incominciare dal fondo, si calcola che, negli ultimi quindici anni del XX
secolo, siano morti, nella guerra civile, oltre 2 milioni di Sudanesi, per lo
più abitanti delle regioni meridionali; ancora, in queste stesse regioni, in sé
non povere ma devastate dal conflitto, dalle malattie e dalla fame, si pratica
abitualmente, agli albori del Duemila, la tratta degli schiavi, soprattutto
donne e bambini.
Che altro fare qui, se non tentare di capire come ciò possa essere accaduto,
rivolgendosi ancora una volta alla geografia, unitamente alla storia? E le prime
risposte (da qui, il paradosso), quelle geografiche, appaiono niente affatto
negative. Precisamente scandito dalla latitudine, lo spazio sudanese partecipa
di tre ambienti ben distinti: desertico, a nord, dove tuttavia la realizzazione
della "diga alta" di Aswân ha portato l'immenso lago Nasser a estendersi entro
il confine sudanese; tropicale nel delta interno della Gezira, cuore urbano del
Paese, dove domina l'agricoltura di piantagione; equatoriale a sud, con foreste
"a galleria", lungo i fiumi, e di altura, sulle pendici dei massicci etiopico e
centrafricano, oltre a vaste zone anfibie.
Un quadro complesso e talora difficile, certo, ma non repulsivo: tanto che
l'insediamento vi è da sempre intenso, specie lungo la direttrice del Nilo, via
di passaggio e di contatto fra genti bianche e nere. Queste ultime, le
originarie, ai tempi dell'antico Egitto occupavano anche la fascia
settentrionale: erano i poderosi Nubiani, primi destinati alla schiavitù anche
per le mire che la presenza dell'oro scatenava sulla regione da parte dei più
potenti ed evoluti vicini.
All'interrogativo iniziale prende dunque a rispondere la storia, lasciando
emergere in pieno gli elementi delle future negatività. I regni locali sudanesi
infatti, nonostante qualche periodo di fulgore, non sarebbero mai stati in grado
di fronteggiare le mire espansionistiche di entità politiche meglio organizzate:
così, dopo il lungo periodo di abbandono corrispondente alle dominazioni
mamelucca e ottomana sull'Egitto, il Paese diveniva oggetto dell'espansionismo
coloniale che, salvo la breve quanto epica parentesi del Mahdī, si snodava
attraverso un difficile "condominio" anglo-egiziano, formalizzato sul finire del
XIX secolo soprattutto per contrastare la penetrazione francese. Ottenuta
finalmente l'indipendenza, ecco la guerra civile.
Eppure, dal colonialismo il Sudan ha ereditato confini "artificiali" solo nella
fascia desertica, mentre i maggiori problemi sono esplosi fra centro e sud,
dove, viceversa, i limiti politici risultano bene appoggiati sulle basi fisiche
del medio-alto bacino del Nilo. Di natura antropica e socio-politica, allora, le
cause dello sfaldamento, identificabili nei «continui, ripetuti, prolungati e
drammatici assalti alle sue strutture e alle sue istituzioni» cui «il tessuto
urbano, ma anche quello più propriamente etnico, culturale e sociale dei popoli
che vivono (o sopravvivono) nelle zone meridionali del Paese, ha dovuto in
qualche modo resistere»: così l'antropologo Franco Pelliccioni, in un saggio del
1991.
Lo Stato ereditato dalla fase coloniale e quello propriamente africano sono
legati, poi, da un filo conduttore che secondo una ricerca condotta dai
geografi dell'Università di Padova, ancora nei primi anni Novanta, e pubblicata
sulla rivista Terra d'Africa può identificarsi nel controllo delle
risorse idriche, orientato da una troppo ambiziosa pianificazione (Six Years
Plan, 1977-1983) verso lo sviluppo produttivistico delle colture irrigue di
cotone e canna da zucchero, le quali viceversa, proprio all'inizio degli anni
Ottanta, subivano una pesante crisi, con il crollo dei prezzi sui mercati
mondiali. Il Sudan, ennesimo paradosso, non sarebbe un dono del Nilo, bensì «la
poderosa costruzione di una progettualità che del Nilo ha fatto la posta in
gioco della propria strategia applicata alle indistinte potenzialità dello
spazio naturale».
In ogni caso, la statalizzazione delle risorse e del territorio fortemente
voluta dal "socialismo sudanese" di Nimeiry, accentuando il drastico processo di
centralizzazione politica intorno al nucleo forte del fondamentalismo islamico,
lasciava il Sudan, alla metà degli anni Ottanta, in uno stato di assoluta
debolezza economica e instabilità politica interna; e la scelta di appoggiare
l'Iraq nella guerra del Golfo ne accentuava, di lì a poco, l'isolamento
internazionale.
L'ultimo decennio del Novecento portava segnali contrastanti, di
democratizzazione da un lato e di prosecuzione del conflitto civile dall'altro,
mentre le forze di liberazione del Sud trovavano appoggio in Paesi a loro volta
disastrati, come l'Eritrea e l'Etiopia; né appariva sufficiente, nella nuova
Costituzione del 1998, l'ammissione dei partiti politici a una sorta di "libertà
condizionata", dopo anni di totale interdizione. La privatizzazione dei settori
produttivi poneva nuovamente in contrasto le aspettative degli investimenti
esteri con l'esigenza prioritaria di raggiungere una sicura base alimentare per
la popolazione, sia rurale sia urbana, anche quest'ultima in crescente
difficoltà per l'approvvigionamento dei beni essenziali. Di contro, l'apertura
di un oleodotto dal Kordofan al Mar Rosso segnava l'ingresso del Sudan nel
novero degli esportatori di petrolio, la cui disponibilità rappresenta un
fattore indubbiamente positivo per la localizzazione industriale.
Tassi di incremento del prodotto interno davvero notevoli, alle soglie del
Duemila, non riuscivano a rimuovere il Paese dagli ultimi posti, al mondo, per
indicatori di sviluppo socio-economico; e le immagini diffuse dagli organismi e
dalle associazioni di volontariato operanti nella critica regione meridionale
restavano quelle di una catastrofe. Fino a quando la geopolitica potrà
continuare ad ignorarla?