Introduzione
 

Forma di governo Repubblica
Superficie 945 090 kmq
Popolazione 32 102 000 abitanti (stima 1998) 34 ab./kmq
Capitale Dodoma
Divisione amministrativa 25 regioni
Unità monetaria Scellino della Tanzania
Lingua ufficiale Swahili e inglese
Membro di Commonwealth, ONU, OUA e SADC, associato all'UE


 

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Tra i pochi, pochissimi luoghi dell'Africa "nera" che per secoli furono noti agli Europei, almeno per nome, sicuramente è Zanzibar, favoleggiata isola-reame dal profumo di chiodo di garofano, oggetto delle bramosie dei mercanti veneziani come dei Portoghesi, misterioso e potente Stato con cui tutti i visitatori delle coste dell'Africa orientale dovettero o prima o poi misurarsi. Non molto, però, è rimasto di quel passato, a parte forse il profumo dei chiodi di garofano. Oggi l'isola, un tempo potentissima, è riunita alla sua terraferma, alla sua cultura originaria, anche se al prezzo di uno strappo violento e sanguinoso che ha fatto quasi scomparire la secolare presenza araba, ha travolto l'antico sultanato, ha modificato irreversibilmente gli equilibri etnici ed economici.
Se oggi la Tanzania agli occhi degli Occidentali si presenta ancora, per buona parte, come il Paese che comprende Zanzibar (fino dalla denominazione, inconsueto collage ricavato dai nomi del Tanganica di germanica memoria e, appunto, di Zanzibar), e se ancora l'isola rappresenta una delle porte d'accesso e delle mete privilegiate per chi si reca in Tanzania, insieme con l'altra grande città di origine e di nome arabi, Dar es Salaam, il grande Stato africano ha una ben altra configurazione e un aspetto più tipicamente africano, che a sua volta richiama altre suggestioni: quelle hemingwayane del Kilimangiaro, per esempio, e dei grandi safari; quelle naturalistiche suscitate dal celeberrimo Parco di Serengeti e dal grandioso allineamento vulcanico della Rift Valley; o infine quella di culla dell'umanità, forse rintracciata nella gola di Olduvai.
Ma, accanto a queste, altre sono ­ e più prosaiche ­ le realtà tipiche del Paese: una popolazione che è quadruplicata in mezzo secolo, per esempio, concentrandosi sempre più in aree ristrettissime lungo la costa e nelle alte terre vulcaniche e fertili; i gravi problemi socio-economici, sanitari, culturali che ancora attanagliano una parte non irrilevante della popolazione tanzaniana; le tensioni interne a base più o meno etnica; i pesanti e non risolti lasciti del colonialismo europeo, tedesco prima, britannico poi ­ e in primo luogo la larga dipendenza dall'agricoltura di piantagione; ma anche gli scompensi derivati dal rigetto delle antiche immigrazioni araba e indiana, che hanno privato il Paese di una classe mercantile e di un ceto amministrativo di lunga esperienza, anche se certo "sovrapposto" alla gran massa della popolazione; lo sforzo di unificazione morale e culturale portato avanti nei decenni successivi all'indipendenza da una classe dirigente complessivamente fra le più avvertite e stimate dell'Africa a sud del Sahara, e più di recente ripreso sotto forma di intensa campagna di moralizzazione del costume politico e della vita pubblica; l'inatteso e grande successo di una lingua "nuova" e unificante come il swahili, che va progredendo senza sosta dentro e fuori del Paese; i notevoli, per quanto del tutto insufficienti, risultati raggiunti dal progetto politico che fu definito del "socialismo africano", tanto sul piano economico quanto su quello dell'organizzazione territoriale e sociale dello Stato; il tentativo, ancora in fieri, di modificare volontariamente l'assetto politico-territoriale e la fisionomia identitaria del Paese con la scelta di una capitale del tutto nuova e pienamente africana, Dodoma; la turbolenza delle regioni limitrofe, che ha spesso e volentieri toccato e trascinato anche la Tanzania, come accadde con la guerra civile in Uganda e come è ancora di recente accaduto con i conflitti in Ruanda e Burundi; l'incerto avvio di una fase di intensa ma troppo discontinua crescita economica nell'ultimo decennio del XX secolo, che però non arriva ancora a incidere sulle condizioni medie di vita e che solo per momenti è parsa aprire una prospettiva finalmente positiva. Grande tre volte l'Italia, dotata di risorse naturali molto interessanti, collocata in una posizione centrale rispetto ad una parte assai vitale del continente africano, la Tanzania soffre indubbiamente di molti problemi: ed è semplice rendersene conto se solo si considera che la speranza di vita di un tanzaniano si ferma sui 43 anni, che un terzo della popolazione è analfabeta, che l'indice di sviluppo umano colloca il Paese decisamente verso il fondo della graduatoria mondiale, che una ristrettissima élite (come in quasi tutto il continente africano) detiene una quota proporzionalmente immensa del potere e della ricchezza, a danno della stragrande maggioranza della popolazione. Eppure, a molti osservatori pare che la Tanzania abbia delle potenzialità inespresse che potrebbero, se valorizzate, consentirle una transizione più rapida e meno sofferta verso equilibri di sviluppo più avanzati. Non c'è dubbio che, in un'ottica di sviluppo economico di stampo occidentale, una parte di queste potenzialità risieda nelle prospettive di crescita del turismo internazionale, che già ha fatto della Tanzania (della sua costa come delle sue grandi riserve naturalistiche) una meta non trascurabile nel panorama del magrissimo turismo africano. Ma non ci si può nascondere che l'aumento di arrivi di turisti, se porta senza dubbio ricchezza (ma in quali tasche?), porta anche accelerazioni sempre più forti alla modificazione rapida e definitiva delle consuetudini sociali e dei complessi culturali, ricchi, qui come altrove nell'Africa nera, e forse anche più singolari in conseguenza delle numerose intersezioni etniche, linguistiche, religiose che la Tanzania ha conosciuto. E poi, ovviamente, il turismo non può tutto. Come nel resto dell'Africa nera, l'avvio dello sviluppo passa per la soluzione di enormi problemi di integrazione e di perequazione sociale ed etnica all'interno, e di bilanciamento e cooperazione all'esterno: ed è possibile che, in questa direzione, la Tanzania abbia ormai fatto passi significativi.