Introduzione
 


 

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Incluso nella zona d'influenza britannica fin dal 1890, questo territorio dell'Africa meridionale, a nord del fiume Zambesi, divenne ufficialmente una colonia solo nel 1924, con il nome di Rhodesia del Nord (in onore di Cecil Rhodes, conquistatore di quelle contrade e capo della British South Africa Company). Ma l'inizio della storia moderna del Paese si può far coincidere con l'avvio dello sfruttamento dei giacimenti di rame, piuttosto tardivo, dato che le prime esportazioni risalgono ai primi anni Trenta. A partire da questa data, nel breve volgere di un ventennio, la futura Zambia, priva di sbocchi al mare, acquisì l'organizzazione spaziale tipica di una enclave mineraria, inquadrata in funzione dei giacimenti e del sistema di trasporti che ne consente lo sfruttamento.
Perno di tutto il sistema è il Copperbelt, una fascia di giacimenti di rame lunga 150 km che costituisce la prosecuzione di quelli congolesi del Katanga (Shaba) e alla quale si riconnettono, più a sud, giacimenti di zinco e piombo. Per l'inoltro dei minerali ai porti oceanici sono stati storicamente utilizzati tre assi di comunicazione: quello rivolto al Congo, combinazione di tronchi ferroviari e di tratti fluviali navigabili; la ferrovia del Benguela, attraverso l'Angola; e la ferrovia sudafricana, attraverso la Rhodesia del Sud (oggi Zimbabwe) e il Bechuanaland (oggi Botswana).
L'asse territoriale più dinamico, il cui sviluppo è legato alle attività estrattive, nonché all'agricoltura commerciale praticata in fattorie condotte da Europei, è la fascia adiacente a quest'ultimo asse ferroviario (Railway belt) che, partendo dal Copperbelt, raggiunge la capitale, Lusaka, e quindi Maramba (già Livingstone), ai confini con lo Zimbabwe.
La densità di popolazione è decisamente bassa, pur nel contesto africano, per un territorio che non include zone particolarmente aride. Tuttavia il dato medio è fuorviante, in quanto la Zambia è il terzo Paese più fortemente urbanizzato dell'Africa continentale a sud del Sahara, con un tasso del 60% (nel 1967, viceversa, esso raggiungeva appena il 20%), a dimostrazione di una crescita economica intensa, pur se ­ come vedremo ­ poco equilibrata. Lusaka è la singola agglomerazione più popolosa, ma è nella conurbazione nastriforme di città minerarie e industriali del Copperbelt che si registra la più alta concentrazione di popolazione urbana.
Nelle campagne, invece, la popolazione vive dell'agricoltura di sussistenza, nei tradizionali villaggi bantu organizzati intorno al kraal, il recinto per il bestiame. Avendo il governo subordinato gli investimenti in agricoltura a quelli destinati a un'industrializzazione accelerata, le masse contadine sono rimaste emarginate, per cui l'economia nazionale è cresciuta in maniera scarsamente organica e del tutto condizionata dai mercati internazionali delle materie prime.
Prima di diventare indipendente, nel 1964, la Rhodesia del Nord ha fatto parte, insieme con la Rhodesia del Sud e con il Niassa (oggi Malawi), di una Federazione dell'Africa Centrale che, nelle intenzioni dei colonizzatori britannici, avrebbe dovuto costituire una barriera contro la politica di segregazione razziale praticata dalla vicina Repubblica del Sudafrica. La Federazione presupponeva una sorta di divisione dei compiti tra la Rhodesia del Nord (che avrebbe dovuto puntare alla valorizzazione delle sue risorse minerarie) e la Rhodesia del Sud, promossa al ruolo di fornitore di prodotti dell'industria manifatturiera. Dopo lo scioglimento di questa federazione, la Zambia volle svincolarsi dall'integrazione con i vicini del Sud, impegnandosi nella realizzazione di infrastrutture e di industrie di base, integrate a monte e a valle con il processo di produzione del rame, nonché di industrie produttrici di beni di consumo.
Successivamente (1973) la Zambia partecipò addirittura alle sanzioni delle Nazioni Unite contro la Rhodesia del Sud, colpevole di avere instaurato un regime basato sull'apartheid, precludendosi così l'unica residua via di sbocco esterno, dal momento che la guerra civile in Angola aveva interrotto la ferrovia del Benguela, mentre la via congolese non era più praticabile. Fu così che, intorno alla metà degli anni Ottanta, dovette aprirsi un nuovo varco verso l'Oceano Indiano attraverso la Tanzania, attrezzando frettolosamente un nuovo asse infrastrutturale (un oleodotto e, poi, una ferrovia: quest'ultima realizzata dai Cinesi) da Lusaka al porto di Dar es Salaam.
Gli svantaggi derivanti dall'isolamento e dalla mancanza di sbocchi al mare (che in quasi tutto il territorio dista più di 1000 km), le tensioni politiche dei Paesi vicini e il ribasso delle quotazioni mondiali del rame, unitamente agli esiti di una politica economica e sociale fallimentare, hanno condotto la Zambia ad una situazione di grave crisi. Afflitto da un debito estero sproporzionatamente superiore al prodotto interno lordo, da un enorme indebitamento pubblico e da un tasso di inflazione annuo che si aggira sul 30-40%, il Paese stenta ad attuare i piani di risanamento prescritti dal Fondo Monetario Internazionale, che comportano drammatici costi sociali.