Introduzione
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Il territorio è delimitato a nord dalla valle dello Zambesi e a sud da quella
del Limpopo: nessuno di questi due fiumi è navigabile, a causa dell'andamento
morfoaltimetrico, e pertanto la via più breve di accesso al mare attraversa il
Mozambico, dove fa capo al porto di Beira. Paesaggio dominante è quello
dell'altopiano a savana, che beneficia di un clima relativamente temperato,
pertanto immune dalle malattie tropicali (in particolare dalla tripanosomiasi),
e dunque adatto all'allevamento, per lo meno in quelle parti dove l'umidità è
sufficiente.
Se la Rhodesia del Nord ha fondato lo sviluppo economico sullo sfruttamento dei
ricchissimi giacimenti minerari e sull'industrializzazione, la Rhodesia del Sud
è stata invece teatro di una diffusa e intensa colonizzazione agricola. A
partire dalla fine del XIX secolo gli Europei si impadronirono progressivamente
della maggior parte delle terre, a tal punto che il governo di Londra dovette
fissare limitazioni alle pretese dei coloni, per garantire agli Africani un
certo numero di "riserve".
Il potere coloniale istituzionalizzò una ripartizione territoriale che
attribuiva agli Europei i terreni più favorevoli (il 40% della superficie
agraria utilizzabile), mentre le terre meno fertili erano divise in riserve
sfruttate comunitariamente dal 70% della popolazione nera. Lo sviluppo della
colonizzazione agricola procedette di pari passo con l'aumento del numero dei
coloni, che raggiunse le 250 000 unità negli anni Sessanta, più che dimezzate
dopo l'indipendenza, conseguita al termine di un lungo conflitto.
Mentre il processo di decolonizzazione degli Stati confinanti, Zambia e Malawi,
si era già concluso nel 1964, il primo ministro rhodesiano Ian Smith dichiarò
unilateralmente l'indipendenza del Paese per difendere i privilegi dei coloni e
mantenere un regime di apartheid simile a quello vigente nel Sudafrica,
che escludeva dal diritto di voto la maggioranza nera. Il governo secessionista
resistette per una decina d'anni all'embargo decretato dall'ONU e all'isolamento
internazionale, potendo contare sul sostegno del Sudafrica. La sanguinosa lotta
di liberazione condotta dai Neri, che accantonarono in quel periodo le divisioni
tribali e politiche, giunse a una svolta dopo l'indipendenza del Mozambico
(1975), che comportò la chiusura dell'accesso al mare tramite il corridoio di
Beira e la possibilità per la guerriglia di disporre di efficaci basi arretrate,
in un'area montuosa e coperta di boschi.
È difficile dire se alla caduta del potere dei Bianchi abbiano maggiormente
contribuito la lotta di liberazione condotta dai movimenti interni, oppure la
pressione esterna da parte dell'ONU, della Gran Bretagna, degli Stati Uniti e
dell'OUA (Organizzazione Unità Africana), con le conseguenti sanzioni
economiche. Nelle elezioni indette nel 1980 sotto il diretto controllo
britannico la maggioranza assoluta fu ottenuta dal movimento Zimbabwe National
African Union, e il nuovo Parlamento proclamò la Repubblica dello Zimbabwe,
nella quale era assicurata ai Bianchi una rappresentanza di 20 seggi su 100
nell'Assemblea nazionale.
Uno dei primi atti del nuovo governo fu l'abolizione del regime fondiario molto
sfavorevole per gli Africani; successivamente un Land Acquisition Act
(1986) espropriò 5 milioni di ha ai coloni bianchi, redistribuiti a nuovi
assegnatari neri con modalità spesso arbitrarie e contestate.
Contemporaneamente, fu avviato un programma di rafforzamento della rete dei
centri abitati nelle aree rurali, per fornire migliori servizi agli investimenti
nel settore e bilanciare la crescita delle principali agglomerazioni urbane,
specie della capitale Harare, ormai milionaria. A questo processo di sviluppo,
apparentemente fisiologico e coerente con le traiettorie avviate in epoca
coloniale, ha fatto brusco riscontro, nel 2000, l'improvvisa e violenta
accelerazione impressa dal presidente Mugabe al programma di riforma agraria,
con una serie di invasioni "spontanee" delle proprietà di coloni bianchi
simpatizzanti per i movimenti di opposizione. Dopo le elezioni svoltesi nel
maggio di quell'anno, il governo ha annunciato che oltre 3000 aziende sarebbero
state confiscate senza rimborso e distribuite a contadini senza terra, per gran
parte veterani dell'esercito: un provvedimento che è stato giudicato rovinoso
per l'economia del Paese, la quale attraversava già una pesante fase di
involuzione.
Nemmeno il capovolgimento degli indirizzi di politica economica, con l'adozione
del liberismo e di un piano di aggiustamento strutturale approvato dal Fondo
Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, è servito ad arrestare il
peggioramento della situazione interna, mentre il potere di attrazione del
vicino Sudafrica rischia di ridurre di nuovo lo Zimbabwe al rango di satellite
di Johannesburg.